ASSOLUTO – Artisti emergenti – Arte contemporanea

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Arte contemporanea
(Collezione privata) “ASSOLUTO”, 35X50, mista su cartone telato, 2010

Il quadro, di piccole dimensioni è stato realizzato nel 2010 con la tecnica dello sgocciolamento del colore e spostamento dello stesso con pennello attraverso movimenti circolari e a tratti spigolosi. Anche in quest’opera ci si trova di fronte al risultato di un quadro etichettabile come pittura-scultura; sebbene non ci sia un orizzonte definito e l’uomo proporzionato con la mano alzata non ha “terreno sotto i piedi” il senso di profondità nell’opera sussiste. Il supporto non è riempito totalmente di pigmento e si denota sul profilo destro del quadro la tela bianca. L’uso di colori complementari per addizione o per sottrazione combinate per addizione o per sottrazione, certe coppie o raggruppamenti di colori producono effetti per via ottica, chimica o fisiologica. È assai probabile che questi meccanismi abbiano influenze sulle affinità puramente percettive e si suppone che abbia sempre una controparte nel sistema nervoso. A livello di consapevolezza nulla giustifica l’effetto singolare di mutuo completamento che si sperimenta quando determinati colori sono accostati l’uno all’altro.[1] Questo è ciò che accade in “Assoluto” dove la predominanza nel quadro è grigia ma per addizione di pigmenti formati da blu, rosso e nero. La tecnica dell’accostamento di colori è tipica del divisionismo neo-impressionista e il suo utilizzo lo si può riscontrare in moltissimi artisti del XX secolo come ad esempio nel quadro di Giuseppe Pelizza da Volpedo “Il quarto stato” (1901) dove la tecnica della sottrazione e addizione dei colori crea ombre e punti luce. Ispirato dalla visione personale dell’artista nei riguardi della massoneria P2, l’artista dipinge “Assoluto”. Il controllo coatto della società e del singolo individuo vengono rappresentati con il profilo di un uomo con la mano alzata e un’ombra luminosa realizzata con talco; una nuvola in cui si vede il profilo di una figura umana che cammina quasi asservito dal potere del braccio alzato.

Il titolo dell’opera “Assoluto” è così denominato perché si percepisce l’esistenza di una terza dimensione immaginaria rappresentata sul supporto da Andrea.

[1] R. Arnheim, 1962, pp. 289-290.

 

 

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